martedì 9 aprile 2013

Ricostruzione unghie e gravidanza: si può o non si può?

tratto da sito ricostruzioneunghie.com

E’ sicuro continuare ad indossare le unghie ricostruite durante la gravidanza?
Certamente! Non c’è alcuna ragione per credere che sia dannoso indossare unghie artificiali in gel UV o in acrilico durante la gravidanza. I prodotti per la ricostruzione unghie polimerizzano e si induriscono in non più di tre minuti e questo impedisce la penetrazione del prodotto oltre gli strati superficiali della lamina ungueale.
Ed è possibile per un’onicotecnica in gravidanza lavorare con i prodotti da ricostruzione?
Certamente, l’utilizzo dei prodotti da parte dell’operatrice non causerà ripercussioni sul suo nascituro.
Il punto cruciale della questione, infatti, non è se sia sicura o meno la ricostruzione unghie durante la gravidanza, ma quanto è alto in realtà il livello di esposizione ai prodotti chimici utilizzati nella procedura: a che livelli può essere dannosa l’inalazione dei vapori dei solventi per una donna incinta? Quanto è pericolosa la penetrazione di queste sostanze chimiche attraverso l’unghia e la pelle circostante?
La cliente in stato di gravidanza
In quanto all’inalazione, com’è ovvio, ogni esposizione in dose massiccia a determinate sostanze chimiche può farci del male: i fumi di scarico, i prodotti per la pulizia e i disinfettanti, la lacca o la tinta per capelli, i profumi. L’esposizione ai solventi dei prodotti da ricostruzione durante la seduta di refill o durante un’allungamento completo, non è certamente tale da causare alcun tipo di problema ad una cliente incinta, né per sè, né per il feto: può essere più dannoso lo smog inalato durante il percorso verso il Centro Nails, rispetto a quanto lo sia inalare i solventi o il liquido del monomero durante un appuntamento con l’onicotecnico.
Per quanto riguarda l’eccessiva penetrazione dei liquidi utilizzati attraverso la pelle attorno all’unghia o attraverso la lamina di una cliente in stato di gravidanza, a causa di una scorretta procedura di lavoro, l’unico problema che si può riscontrare è una reazione cutanea localizzata, o anche l’insorgere di un’allergia se la sovraesposizione è prolungata nel tempo. Quel che è certo è che, anche in caso di reazione cutanea o allergica, nessun danno si ripercuoterebbe sul feto.
E se la gravidanza è dell’onicotecnica?
Per l’onicotecnica, d’altro canto, l’esposizione ai solventi è molto maggiore rispetto alla cliente: in questo caso diventa importante stabilire a quale livello di sicurezza lavora l’operatrice.
Lavorare in sicurezza significa utilizzare prodotti di qualità certificata, operare in un ambiente pulito e sufficientemente aerato, indossare eventuali mascherine per le polveri di limatura e seguire scrupolosamente le procedure di disinfezione. La sicurezza è sempre importante, e questo indipendentemente dallo stato di gravidanza o meno.
Ma volendo affrontare la questione gravidanza, cosa succede se l’onicotecnica non lavora in sicurezza, cioè se si verifica una eccessiva esposizione alle sostanze chimiche, con conseguente eccessiva inalazione o reazione allergica cutanea sull’onicotecnica stessa?
Attualmente non esistono prove scientifiche certe che ne attestino conseguenze sulla salute del nascituro; questo a differenza, per esempio, delle comprovate ripercussioni dell’abuso di alcol e di tabacco sul feto. L’operatrice che rispetti le regole della sicurezza potrà dunque tranquillamente proseguire nel proprio lavoro, senza alcuna controindicazione in caso di gravidanza.
L’unico motivo valido e comprensibile per un’eventuale interruzione dell’attività da parte dell’onicotecnica, è costituito da quel sano e meraviglioso istinto di prudenza e protezione che caratterizza tutte le mamme in dolce attesa.

Nessun commento:

Posta un commento